Il presente del futuro
In questa puntata Giulia Fabrizi parla con Ginevra, 18 anni, studentessa dell’ultimo anno di liceo a Milano e ginnasta agonista, e con Patrizio Massi, presidente di Marche Studi. Al centro del dialogo: come si sceglie il proprio futuro, cosa manca nella scuola, e perché ascoltarsi è il primo passo.
Una conversazione che parla di crisi esistenziale, di coraggio, di insegnanti che cambiano la vita — e di quanto conti avere qualcuno accanto nel momento della scelta.
“Adesso che ho scelto mi sento molto più leggera. Ho risolto una crisi esistenziale. Ho ascoltato me stessa e per ora mi sembra la soluzione migliore.”
Highlights dall’intervista:
▸ Giulia Fabrizi · a Ginevra
Chi sei e che momento stai vivendo?
▸ Ginevra
Ho 18 anni, frequento l’ultimo anno di liceo economico sociale a Milano e faccio ginnastica ritmica a livello agonistico. È un periodo pieno — scuola, sport, vita sociale — ma penso vada sfruttato al meglio, con curiosità e voglia di scoprire.
▸ Giulia Fabrizi · a Patrizio
Patrizio, cosa osservate nei ragazzi quando si parla di orientamento?
▸ Patrizio Massi · Marche Studi
Ho paragonato l’orientamento alla meditazione: contare i respiri, stare nel presente, non cercare subito un risultato. Come ha detto Ginevra — lei è studentessa, ma fa anche sport. Quelle attività allenano muscoli relazionali, non solo fisici. È già pratica per il futuro.
“Abbiamo un cruscotto emotivo. Capiamo quali spie si accendono e ci aiutano ad orientarci nel mondo. A volte non sappiamo dargli un nome — e lì serve chiedere aiuto.”
▸ Giulia Fabrizi · a Ginevra
Come sei arrivata alla scelta di giurisprudenza?
▸ Ginevra
Ho cercato tanto confronto con la mia famiglia. Mio padre ha sempre notato il mio senso di giustizia — non mi passa inosservata una notizia in cui vengono lesi dei diritti. Insieme abbiamo capito che giurisprudenza potesse essere la strada. Ma ho scelto ascoltando me stessa, il mio corpo, il mio istinto.
▸ Giulia Fabrizi · a Ginevra
La scuola ti ha aiutato in questa scelta?
▸ Ginevra
In realtà no. L’unica attività di orientamento è stato un questionario di due ore. Molti miei compagni che si basano solo su quello non sanno ancora cosa fare. Non si prendono in considerazione tutte le variabili importanti — e quelle richiedono tempo per essere scoperte.
“Ci sarebbe molto meno abbandono scolastico se capissimo che si può condividere con qualcuno che ha le nostre stesse paure e gli stessi bisogni.”
▸ Giulia Fabrizi · a Patrizio
Cosa funziona nei vostri interventi con i ragazzi?
▸ Patrizio Massi
Il laboratorio. Abbiamo creato un laboratorio del bisogno: come far realizzare ai ragazzi un loro sogno. I ragazzi sono molto sensibili alla bellezza — che può essere gentilezza, ascolto, uscire dallo schema della valutazione. Lavoriamo anche con i ragazzi silenti, quelli che la classe ha già etichettato. Con laboratori ad hoc, piano piano nasce una squadretta con i propri ruoli e la propria funzionalità. Per molti è diventata una famiglia che hanno scelto loro.
▸ Giulia Fabrizi · a Ginevra
C’è un insegnante che ti è rimasto nel cuore?
▸ Ginevra
La mia professoressa di filosofia. Non spiega dal testo — insegna a ragionare. Abbiamo fatto il caffè filosofico, ci ha fatto trattare tematiche attuali, lavorare in gruppo. Grazie a lei ho smesso di studiare in modo mnemonico e ho capito come quello che imparo può essermi utile nella vita, non solo per la verifica.
“La disciplina non è qualcosa da allontanare — se percepisce i bisogni dei ragazzi e li coinvolge, mi rimarrà per tutta la vita. Al di là del voto.”
▸ Giulia Fabrizi · a Patrizio
Quali parole chiave portiamo a casa da questa trasmissione?
▸ Patrizio Massi
Cura. Ascolto. Talento — nell’individuare e far decantare la propria vocazione. E la conoscenza del territorio, perché è lì che si vive.
▸ Ginevra
La consapevolezza di poter aiutare gli altri. Penso che ognuno debba fare quello che può. E non spaventarsi — si può sempre cambiare strada. Non è la fine di nessuno, è bello proprio perché è così.
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Un ciclo pensato per chi lavora nelle scuole, per genitori, insegnanti ed educatori che credono che ascoltare venga prima di valutare.
(Foto di Sasha Matveeva su Unsplash)

