OSTRA E LE SUE CARATTERISTICHE ESPRESSE DA “JAZZ INN” DI FONDAZIONE AMPIORAGGIO AL TERRITORIO MARCHIGIANO. MARCHE STUDI LEGGE CIÒ CHE HA PROVATO
di Patrizio Massi
Alda Merini sosteneva che “il pensiero di chi legge poesia è aperto verso altri orizzonti”, è quello che ho pensato frequentando Ostra nei giorni di Jazz INN e visto che in molti hanno pensato che al teatro della Vittoria c’era un festival jazz, io che ho voluto parlar poco, probabilmente ho ascoltato più che parlato, questi luoghi, questi spazi che già conoscevo bene. Ostra con i suoi palazzi, le sue chiese, la sua musica continua, come direbbe Roberto Vecchioni in Canzone per Alda Merini: “è terra che mangio/per vivere ancora” – e ancora – “era il verso di una poesia buttata, stracciata, raccolta, abbracciata”.
Quanti hanno conosciuto il paese? “Perché basta anche un niente per essere felici”.
Ognuno con provenienze diverse e le calde giornate, già afose sin dal mattino presto, in base alla storia di ognuno chissà quale vento si aspettava di trovare?
Il futuro di un territorio è creato dalla cooperazione e sto ben attento ai free rider, forti del guadagno subito e scarsi nel guadagno evolutivo, per il gruppo.
Le parole legate all’esistenza si fanno struttura nel momento che il palco del Teatro della Vittoria prende forma con i gesti e le azioni dei protagonisti. So di aver coinvolto molte persone in questo gioco: associazioni, imprese, docenti, liberi professionisti, ricercatori. Per poter innovare dobbiamo insistere sulla misura interiore, stare in ascolto e aver pazienza per un nostro futuro disegno di comunità, Marche Studi, presente, vista o forse a volte nascosta o non vista, ha avuto un ruolo da regista.
La fotografia può essere analogica o digitale. La prima trasferisce dal negativo sulla carta le tracce di luce emanate dall’oggetto. La fotografia digitale trasforma i raggi di luce in dati, vogliamo essere analogici per poter raccontare una storia. Federica Fanesi, Sindaco di Ostra, tiene la storia del suo paese, il tono del suo linguaggio è artigianale, dell’artigiano che è in relazione con il mondo, è una lunga lettera al futuro, un futuro che si progetta con gli attori locali e non, ci sentiamo su questo punto che si allarga verso le capacità e competenze che siano del mondo della scuola in relazione con le imprese o che possano essere le capacità di instillare il gusto di saper guardare la piazza e raccontare le idee di impresa più profonde adatte al contesto.
La nostra lettura va da monte a valle, come un libro. Le parole che ho scambiato, le parole che ho ascoltato sono state come un libro, habent sua fata libelli, i libri hanno il proprio destino, abbiamo tante pagine da sfogliare per esserci nuovamente con una nuova progettualità sociale e sociologica che si forma costruendo gruppi e sentirsi parte di una storia.

