COME LAVORIAMO: MARCHE STUDI RACCONTATA DA DENTRO
di Patrizio Massi
«Sì tosto l’ultima parola
la benedetta fiamma per dir tolse,
a rotar cominciò la santa mola;
e nel suo giro tutta non si volse
prima ch’un’altra di cerchio la chiuse,
e moto a moto e canto a canto colse»
Dante, Paradiso
Raccontare come si lavora all’interno di Marche Studi* non è semplice, perché il lavoro e le persone si sono intrecciati gradualmente, per accumulo, e quello che siamo diventati lo capiamo meglio guardando indietro che cercando di definirlo nel momento in cui accade. I primi passi li abbiamo mossi lentamente, consapevolmente – con quella che chiamavamo tra noi la pedagogia della lumaca – e le lentezze, gli errori, le incertezze non li abbiamo vissuti come fallimenti ma come parte naturale di un percorso serio, costruito da chi fa e non da chi aspetta. In gruppo, abbiamo imparato, gli errori si riducono: non spariscono, ma diventano materia su cui lavorare insieme.
All’inizio il cuore di questo lavoro collettivo prendeva la forma delle Officine: incontri periodici in cui ci siamo formati lavorando e abbiamo lavorato formandoci, affrontando la metafora organizzativa dell’associazione, la replicabilità dei progetti, il rapporto tra formazione e gruppo, gli aggiornamenti legali e amministrativi che tenevano insieme tutto il resto. Quella stagione ci ha insegnato qualcosa che portiamo ancora con noi: chi racconta ciò che ha fatto, anche con tono informale, sta facendo formazione per chi ascolta, e la soglia tra i due ruoli è mobile. Non c’era un esperto e un pubblico, ma un gruppo che imparava da se stesso, cercando di uscire da sé per osservarsi al lavoro. Oggi quella stessa disposizione continua nelle nostre riunioni periodiche, in cui i gruppi di lavoro – sulla comunicazione, sulla ricerca, sulle questioni amministrative – si confrontano, si aggiornano e tengono vivo il filo tra le diverse attività che portiamo avanti.
«A voi divotamente ora sospira
l’anima mia, per acquistar virtute
al passo forte che a sé la tira»
Dante, Paradiso
Lavoriamo nelle Marche, una terra che frequentiamo con le sue differenze – zone più aperte e altre più diffidenti – e abbiamo imparato a leggere anche la diffidenza non come ostacolo ma come dato del territorio, parte integrante della ricerca etnografica e antropologica che conduciamo. Il nostro campo di lavoro principale sono i borghi, i piccoli comuni, i servizi sociali locali, le scuole: cerchiamo di capire cosa è successo in questi contesti, cosa può ancora succedere e cosa possiamo contribuire a creare, con un’attenzione che vogliamo rispettosa e non invasiva, costruita sull’ascolto prima che sull’interpretazione. Quando il nostro lavoro è stato percepito come un linguaggio nuovo con cui dialogare – tra istituzioni educative e servizi sociali del territorio – è stata ogni volta una conferma che eravamo sulla strada giusta, e la gratificazione più grande.
Nel tempo abbiamo costruito relazioni con fondazioni bancarie del territorio, con università, con istituti scolastici di ogni ordine e grado, con associazioni del Terzo Settore, con realtà che si occupano di imprenditoria femminile nei borghi, con enti culturali legati al teatro e alla musica. Abbiamo lavorato con realtà di altre regioni – dalla Lombardia alla Calabria, dal Trentino alla Sardegna – e ci siamo aperti progressivamente a una dimensione europea, con progettualità legate ai programmi ERASMUS e collaborazioni con fondazioni che operano su scala più ampia. Diventare ETS ha dato forma ufficiale a rapporti che esistevano già, rendendoli più solidi e riconoscibili: le convenzioni firmate non sono stati traguardi, ma punti di partenza per nuove possibilità. Sappiamo che non tutti abbiamo fatto tutto, ma c’eravamo per tutti, cercando di trovare, ogni volta, semplicità e tranquillità nel modo di procedere.
«La luce in che rideva il mio tesoro
ch’io trovai lì, si fè prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d’oro»
Dante, Paradiso, Canto XVII
Quello che non cambia, in tutto questo movimento, è il modo in cui lavoriamo: a più voci, costruendo percorsi spesso nati da un dialogo a due che poi si sono moltiplicati, tenendo insieme competenze diverse senza che nessuna prevalga sull’altra. Il nostro lavoro è stato nello sfidare i limiti delle teorie e nell’allenare il muscolo della creatività, con la consapevolezza che il nostro mestiere sta nelle cose che sappiamo ma molto di più in quelle che non sappiamo ancora.
«Quel sol che pria d’amor mi scaldò ‘l petto,
di bella verità m’aveva scoverto,
provando e riprovando, il dolce aspetto»
Dante, Paradiso
*Marche Studi è un’associazione di ricerca psicosociale ed etnografica. Opera attraverso progetti di territorio, collaborazioni istituzionali e formazione continua.
