Marche Studi Ets e Borgosofia
A Montecarotto l’inaugurazione della nuova stagione
Il racconto dell’iniziativa nelle parole di Pina Brunori, ideatrice e organizzatrice
di Marina Giuseppina Robino
C’è un’idea precisa dietro Borgosofia, e Pina Brunori la esprime con chiarezza nella serata di inaugurazione a Montecarotto: non portare il caos nei borghi, ma regalare il relax. Vendere un modo di vivere – il bar serale, la gente che gioca a carte, le campane, il camminare in solitario – che per chi abita le città è diventato un lusso raro e prezioso.
“Se voi queste cose che date per scontate poi le raccontate a un milanese, si innamora. Ma poi quando viene le deve trovare.”
Borgosofia nasce da questa convinzione: che i borghi delle Marche abbiano qualcosa di autentico da offrire, e che la sfida non sia trasformarli in palcoscenici per grandi eventi, ma valorizzare il quotidiano – la tradizione, il sociale, il senso di comunità – attraverso proposte misurate, continue, rispettose dei luoghi.
Una rete che cresce
Dopo una prima stagione sperimentale che ha coinvolto Montecarotto e Rosora, Borgosofia 2026 allarga il perimetro e include Staffolo, Montroberto e San Paolo di Jesi. La logica è quella della rete: borghi che si connettono, si raccontano insieme, si offrono come sistema piuttosto che come destinazioni separate.
Il programma di quest’anno si articola su più contenitori, ciascuno con una sua identità.
Brand Festival Wine e i laboratori di Marche Studi ETS
Tre giorni a Villa Salvati, in collaborazione con il Comune di Staffolo, ospiteranno il Brand Festival Wine: professionisti del design e della comunicazione per esplorare come un prodotto – il vino – possa raccontare un territorio, e viceversa. Un’occasione aperta a tutti, con momenti strutturati e momenti informali, compreso un appuntamento nel borgo di Staffolo con tavolini, chiacchiere e, naturalmente, vino.
Accanto al Festival, Marche Studi Ets porta due laboratori a Montecarotto. Il primo è dedicato alla narrazione dei borghi; il secondo, intitolato Storie di radici, prevede una serie di intervistatori che raccoglieranno storie nei vari borghi partecipanti. Da quel materiale potrà nascere un podcast – atteso per ottobre – che resterà a disposizione delle comunità locali come strumento permanente di racconto e identità.
Cinesofia: libri che diventano film
All’anfiteatro di San Paolo di Jesi prende vita Cinesofia: serate estive in cui scrittori presentano i propri libri, Max Cimatti ne cura la narrazione e la serata si chiude con la proiezione del film a cui il libro ha dato origine. Una formula leggera, adatta a godere della freschezza serale del borgo senza altra pretesa che quella di stare bene insieme.
L’alba con i libri e le leggende per i bambini
Per chi ama le sfide, Borgosofia propone anche un appuntamento alle sette di mattina della domenica: Pina Brunori nelle piazzette dei borghi partecipanti, con letture ad alta voce. Chi resiste fino alla fine riceve caffè e biscotti.
Più tardi nella stessa domenica, dalle 11 alle 12, tocca ai bambini: la Valigia delle leggende marchigiane, curata da Loredana Passagrilli, porta nelle piazze storie nate nei singoli borghi, rielaborate in chiave fantasy per i più piccoli. Le storie vengono lette, regalate e messe a disposizione delle scuole per laboratori didattici; un modo per tenere vive le tradizioni locali attraverso chi le dovrà tramandare.
La biblioteca La Fornace e il book box
In ogni serata e in ogni evento di Borgosofia sarà presente il book box della biblioteca La Fornace di Moie, compagno fisso della rassegna, segno di un’alleanza culturale che dura nel tempo. Pina Brunori si sofferma su Stefania Romagnoli, anima della biblioteca: una persona che dà al contenitore idee, disponibilità e abbracci, e che il territorio dovrebbe usare di più.
Borgosofia 2026 non chiede di assistere, chiede di partecipare. Prendere un libro, andare a Cinesofia, presentarsi alle sette con il coraggio giusto, portare i bambini alle leggende, entrare in un laboratorio di Marche Studi. Piccole cose, fatte con continuità, che tengono vivi i borghi senza snaturarli.
Perché – come dice Pina Brunori – il filo rosso deve essere sempre presente.

