Guccini, lo sguardo degli ultimi
di Marina Giuseppina Robino
“Si alza sempre lenta come un tempo
l’alba magica in collina
ma non provo più quando la guardo
quello che provavo prima
ladri e profeti di futuro
mi hanno portato via parecchio
il giorno è sempre un po’ più oscuro
sarà forse perchè è storia
sarà forse perchè invecchio…”
“L’è mancà Francesch!” Diranno oggi i suoi compaesani: lui era uno di lì, di Pàvana, sull’appennino modenese.
Vorrei scrivere qualcosa su Guccini, in particolare sulla sua attenzione verso gli ultimi. Amavo il suo modo di fare sornione, lo stare confinato nel suo paese in montagna, oppure a Bologna, dove non era raro – ed è capitato anche a me – vederlo da “Vito”, una delle osterie “vere”: vino, tortellini e poco altro sul menu, con Lucio Dalla e i loro amici. Un gigante nella stazza e nell’anima.
Non ha avuto paura di affrontare argomenti difficili, l’orrore dei campi di concentramento, la difficoltà a comprendere la presenza di un Dio nelle miserie della vita in Dio è morto, eppure il suo messaggio, mi viene da dire, era proprio che Dio lo si trovava in quelle miserie, nello sguardo degli ultimi: pensiamo a Via Paolo Fabbri 43 o a L’avvelenata, dove la vita minima, quotidiana, diventa il luogo vero in cui cercare un senso. Recentemente Pif ha parlato del suo essere ateo, eppure, di aver trovato Dio proprio a contatto di chi non possiede nulla, di chi non ha un tetto sulla testa, solo speranze a poco prezzo. Ecco, ho sentito la vicinanza al pensiero di Guccini.
Amava i luoghi minimi, la convivialità, lo spirito di paese, i borghi. Da qui, dalle Marche, veniva la compagna di una vita, Raffaella Zuccari, di Mondolfo. Era un maestro nell’osservazione del piccolo, del particolare, nel dare la parola – con quella sua voce inconfondibile, diretta, piena, tra ironia e drammaticità – alle storie di vita di altri che diventavano nostre.
Uno dei miei desideri era quello di poter trascorrere con lui una serata, a parlare della vita, a ridere, perché incarnava un sapere nostalgico – il raccontare, con acutezza e coraggio – di cui abbiamo ancora tanto bisogno. Tutti noi, che ci sentiamo un po’ “storti”, siamo oggi in fondo orfani di Francesco Guccini.
(Foto dal web ©Fabrizio Fenucci)
