MUSICA ED EC0NOMIA SONO SORELLE
Il rapporto tra il linguaggio dell’arte e della musica e quello dell’impresa
di Felicia Bongiovanni*
Con questo articolo vorrei riflettere sul rapporto tra il linguaggio dell’arte e della musica, da un lato, e quello dell’impresa, anche nella sua accezione giuridica, dall’altro.
Le mie ragioni le ho racchiuse in tre punti.
La prima mi fa da premessa, ed è anzitutto che credo, ovviamente, all’essenzialità della cultura come contributo significativo dello sviluppo intellettuale, morale e professionale di ogni individuo, e che difenderla, prepararla, approfondirla non è solo un impegno nella vita personale ma è la chiave del successo di ogni società che voglia definirsi democratica, stabile e pacifica.
La seconda è che all’interno di quella essenzialità della cultura che ho appena ricordato un aspetto specifico molto importante riguarda il rapporto fra cultura, imprenditorialità e arte. E, come artista anch’io mi riconosco in una posizione molto simile a quella di un imprenditore, almeno come imprenditrice, diciamo, di me stessa.
Come ogni imprenditore, infatti, penso di trovarmi ad affrontare, nel mio campo, analoghe sfide quotidiane che comportano la necessità di proporre al proprio pubblico (sia esso platea degli ascoltatori o dei clienti che compongono il proprio “mercato”) un prodotto (artistico come industriale), sempre di qualità e in grado di soddisfare quanto più pienamente le aspettative.
Anch’io avverto fortemente il bisogno di chiedere a me stessa e a chi con me collabora competenza, serietà, professionalità (perché l’attività dell’artista, diversamente da quanto qualcuno ancora può credere, non si svolge nel chiuso di una torre d’avorio, ma si realizza attraverso una continua collaborazione e uno scambio, di esperienze reciproche e di competenze, con una squadra di altri musicisti, artisti, tecnici — quasi una piccola azienda -, tutti corresponsabili della buona riuscita del prodotto finale).
E anch’io mi trovo di fronte al problema di come restare al passo con i tempi, e con le sempre nuove esigenze della società e degli spettatori, esattamente come un imprenditore con i suoi clienti. Allo stesso tempo, devo restare ancorata alla tradizione di un genere musicale, l’opera lirica, che richiede comunque continuamente di rinnovarsi nelle modalità di offerta verso gli ascoltatori, se vuole continuare a sempre più rivalutare quel carattere popolare che le è sempre stato proprio, per conservare, e se possibile aumentare, la propria quota di pubblico (la propria quota di mercato).
La verità è che bisogna innovarsi, uscire sempre più in tanti dalla logica dei soliti modi di ragionare, per stimolare l’innovazione nella propria azienda, nella propria professione; nella convinzione che ogni impresa si può affermare, economicamente, senza finire per escludere, (e questo è il rischio) quegli obiettivi fondamentali che rimangono sempre il servizio all’uomo e alla collettività.
E qui si inserisce la terza ragione, e cioè che il metodo della interdisciplinarità è quello che può veramente riuscire a stimolare una nuova ondata di creatività basata sul continuo scambio di idee, punti di vista e prospettive con i vari campi del sapere, anche i più lontani e apparentemente inconciliabili.
L’idea è, come ho già detto, che nuove strade e percorsi sempre più difficilmente possono essere trovati esclusivizzando il proprio patrimonio conoscitivo individuale o nell’isolamento di ciascuno all’interno della propria attività, ma è più verosimile pensare a un confronto e a un dialogo costruttivo, in cui ognuno si può porre in rapporto con tutti gli altri nei loro diversi campi di azione. Essere creativi non ha mai veramente significato essere capaci di cercare soluzioni, inventando qualcosa di nuovo solo all’interno di se stessi, e magari dal nulla, quanto piuttosto collegare cose che appaiono scollegate e cercare di metterle insieme: operazione che, comprensibilmente, è molto più agevole e naturale avvenga col contributo dell’interazione di tutti. Allora, quale modo migliore abbiamo per trovare ulteriori elementi da combinare tra loro in maniera diversa, e quindi creativa, se non quello di cercarli all’interno delle discipline più varie?
“La musica non è mai sola” diceva il grande compositore italiano Luciano Berio.
Articolandosi in molteplici forme e svolgendo variegate e multiformi funzioni, la musica trae origine ovunque esiste vita e relazione umana. Da questo punto di vista la musica, che è creazione eccelsa dell’intelletto umano ed una delle espressioni più alte della creatività, può ben rappresentare l’intreccio perfetto tra arte e scienza. Essa, da un lato, può essere considerata lo strumento ideale per toccare le corde più intime e profonde dell’anima, e, al contempo, rappresenta il linguaggio universale, che esprime lo spirito del contesto sociale nel quale opera, abbracciando la sfera individuale e quella collettiva, quella fisica e quella interiore.
La musica ha la capacità di emozionare e di coinvolgere emotivamente, facendo vibrare le più profonde corde istintuali, utilizzando un linguaggio immediato che trascende le singole realtà e può essere condiviso senza bisogno di mediazioni; ma è allo stesso tempo capace di porsi come strumento per esprimere in maniera assolutamente concreta e diretta quei messaggi specifici che il singolo e la comunità intendono convogliare.
Partendo da queste premesse si può ben dire che la musica può essere uno dei più efficaci strumenti di collaborazione fra soggetti diversi, fra cui anche le imprese, per realizzare iniziative di alto livello, che siano anche occasioni di condivisione, ascolto e promozione sociale.
Non si tratta però solamente di considerare la musica come semplice strumento per campagne di solidarietà o eventi similari. E’ invece importante porre l’attenzione sul grande rilievo che la cultura musicale può assumere nello sviluppo umano e sociale degli individui e delle comunità. La musica infatti può essere definita un vero e proprio “collante sociale”, che esprime le dinamiche più evolute del progresso della civiltà. La decisione di diffondere messaggi fondamentali e profondi servendosi della musica può diventare un’occasione per incrementare il valore delle pratiche sociali e imprenditoriali più virtuose, che incentivano e promuovono modelli comportamentali evoluti, fondati su una riflessione di profonda natura etica.
E quindi basilare investire in progetti culturali che sappiano promuovere la costruzione di reti, per condividere valori, competenze e raggiungere più efficacemente finalità comuni, valorizzando le attività del territorio, e realizzando eventi di levatura internazionale che riservino comunque grande attenzione alle risorse locali e al rapporto con il territorio medesimo. Tutto questo può avvenire, come ho già sottolineato, soprattutto attraverso esperienze che mettano in evidenza l’importanza della contaminazione, per valorizzare l’incontro tra mondi apparentemente così distanti, come quello della musica e quello dell’impresa.
Con questa filosofia, nell’ambito della mia pluriennale carriera di cantante lirica, mi è sembrato interessante dare spazio alla contaminazione fra generi musicali, proponendo iniziative e sperimentazioni volte a far accostare alla musica colta un pubblico il più vasto possibile.
Si tratta in realtà di un percorso che vanta una sua storia già consolidata, fatto di composizioni e compositori che nella storia della musica sono stati in grado di abbattere gli steccati e unire, giusto per fare un esempio, la musica classica, la lirica e il rock.
Questo percorso è stato compiuto da artisti che hanno interpretato la musica come strumento unico per unire persone, popoli e culture; un percorso che il genere umano cerca di fare dagli albori stessi dell’umanità e che oggi sta vivendo una delle fasi più drammatiche del nostro millennio.
La Cultura, da questo punto di vista, è l’unico bene dell’Umanità, che diviso tra tutti, anziché diminuire diventa più grande, diceva Gadamer.
In contrasto con questa tendenza, nell’ambito dell’organizzazione dello spettacolo musicale, da tempo si assiste all’affermarsi di una politica imprenditoriale che spesso promuove manifestazioni che si limitano a proporre artisti legati al mercato discografico; si tratta di interventi limitati a mere azioni commerciali, che rischiano di non lasciare una traccia duratura sul territorio e nella memoria del pubblico. Le proposte di attività dovrebbero invece avere lo scopo di innovare il settore del management culturale, adottando nuove prospettive che incentivino la promozione della cultura, intesa anche come elemento trainante dello sviluppo sociale, civile ed economico del territorio.
Attraverso collaborazioni con le istituzioni della cultura musicale e della formazione ed istruzione in tale campo, si dovrebbe evidenziare il forte valore educativo della musica rispetto alla crescita sociale e culturale della comunità civile, in modo da creare i presupposti affinché vengano riconosciute alla cultura le, spesso sottovalutate potenzialità di sviluppo, anche occupazionale, che il settore può esprimere.
Gli eventi così progettati dovrebbero avere anche lo scopo di fornire concrete opportunità di promozione per quelle aziende che fanno propri i principi di solidarietà sociale, cooperazione e sviluppo del territorio all’interno della loro mission e per quelle realtà imprenditoriali e sociali che operano sostenendo azioni in grado di stimolare la crescita culturale e sociale dell’intera comunità.
L’investimento in cultura dovrebbe quindi essere considerato la risorsa strategica su cui costruire uno sviluppo dell’impresa, collegato a quello del territorio e delle persone.
*Cantante lirica, Soprano. Ambasciatrice del Bel Canto nel mondo, si occupa da molti anni di solidarietà e scambi culturali oltre che dei rapporti tra impresa e arte.

