Azienda sostantivo femminile, il viaggio continua
di Marina Robino –
Qualche mese fa, grazie a un bando della Regione per favorire l’apertura di nuove imprese nel nostro territorio, ha preso il via un progetto dedicato al racconto delle storie delle donne imprenditrici associate a CNA Impresa Donna.
Questo viaggio continua a mettere in luce le peculiarità delle imprese al femminile, raccontando storie che offrono ispirazione concreta alle donne più giovani e contribuiscono anche a dare visibilità e valore all’imprenditorialità femminile nelle città e nei borghi marchigiani.
Questi racconti, che saranno presto pubblicati, delineano una trama comune che unisce le esperienze raccontate ed è fondamentale che siano condivisi, per contribuire a sensibilizzare e motivare le nuove generazioni a credere nelle proprie capacità e a vedere nell’imprenditorialità una via possibile di realizzazione personale.
Le difficoltà ci sono, ma queste storie ci raccontano che, con il sostegno delle idee e di una giusta motivazione, è possibile realizzare anche i progetti più visionari.
Tuttavia, questo lavoro non si limita alla sola celebrazione di successi individuali; piuttosto, è un impegno a raccontare il lavoro delle donne nelle sue sfumature più ampie e a riflettere sulle strutture sociali che, spesso, non sostengono queste esperienze.
In questo contesto, gli studi di genere ci offrono uno strumento fondamentale per comprendere come la narrazione delle esperienze femminili, in particolare nell’ambito del lavoro, sia stata frequentemente marginalizzata.
Documentare e raccontare il lavoro delle donne, infatti, ha un’importante funzione sociale: aiuta a decostruire gli stereotipi di genere e promuove una visione più equa e inclusiva della realtà lavorativa, contribuendo a contrastare una visione tradizionale che ha storicamente relegato le donne a ruoli secondari (Butler, 1990).
Quindi, la visibilità, il riconoscimento e la valorizzazione delle donne come imprenditrici non solo sono fondamentali per l’empowerment femminile, ma anche per il cambiamento sociale.
Come evidenziato da bell hooks (2000), la visibilità delle esperienze femminili è uno strumento chiave per il cambiamento culturale e sociale, poiché consente di contestualizzare il lavoro delle donne all’interno di un quadro di equità e di accesso alle stesse opportunità degli uomini.
In un territorio come quello dei borghi marchigiani, il racconto delle esperienze delle imprenditrici locali diventa ancora più cruciale, poiché offre modelli concreti di donne che stanno riscrivendo le regole del lavoro e della comunità.
In questo modo, la promozione dell’imprenditorialità femminile si intreccia con la lotta per una società più equa e inclusiva, in cui ogni donna, indipendentemente dal contesto, possa sentirsi parte integrante del processo di sviluppo e cambiamento.

