…e il cambiamento non è il futuro?

di Patrizio Massi

Lo speravo, sicuramente in tanti desideravamo il premio Nobel a Bob Dylan. Subito dopo si è aperto un dibattito. Stavo scrivendo questo testo due mesi prima che venisse annunciata la sua vincita. Lo “strumento” della poesia è sempre stato un mezzo per esprimere la voce di un gruppo di persone e delle idee, il momento musicale ci traghetta al porto della soggettività.

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Chissà, chissà, domani
su che cosa metteremo le mani
Lucio Dalla

“Nulla è più certo del cambiamento”, qualche anno fa la famosa casa automobilistica Alfa Romeo, utilizzò questa frase di Bob Dylan per pubblicizzare, la loro nuova auto, la Mito, https://www.youtube.com/watch?v=oXWBeIAN5OU, Robert Allen Zimmermann (all’anagrafe, il nome d’arte Dylan è un omaggio al poeta Dylan Thomas) non è altro che questo: un mito, colui che per anni è stato conosciuto e riconosciuto come Mr. Tambourine Man. Ah…! Quanto sono stati utili i versi di questa canzone all’insegnante (Michelle  Pfiffer)  del  film    “Pensieri Pericolosi” https://www.youtube.com/watch?v=px_ILfx5fIc.

Chi è Bob Dylan? Bob Dylan è, come ebbe a dire Bruce Springsteen, “colui che ci ha liberato la mente”, se proviamo a pensare che Elvis Presley potrebbe essere “colui che ha liberato il nostro corpo”.

Un personaggio, modellato e rimodellato, da lui stesso e dal pubblico, reso mitologico, passano gli anni, ma anche nel film “Io non sono qui” di Todd Hayness del 2007, viene espresso quello che indicava il motto e verso del brano “Bringing It All Back Home”, “don’t follow leaders”.

Da italiani dobbiamo saper ascoltare, tradurre e leggere bene i testi di queste canzoni, a volte un po’ zen e cariche di humor; “ Mamma, non è niente – sanguino soltanto”, a volte con un linguaggio da profeta, ma sempre densi di poesia, e come solo la poesia sa fare, è sedurci. Enzo Spaltro, ci ricorda nel suo ultimo lavoro che “la poesia tende a dare voce ai desideri umani, riuscendo a produrre benessere, cioè ricchezza, spazio e tempo nuovi e di più vasto respiro”. Abbiamo bisogno di poesia, la poesia ci presenta anche i nuovi problemi culturali, come l’intelligenza artificiale (I.A.), argomento in pieno futuro.

Vorrei fare un parallelismo con le caratteristiche di osservazione del poeta ermetico Giuseppe Ungaretti nel 1953 nell’articolo che scrisse per il numero d’esordio della rivista “La civiltà delle Macchine” sulle conseguenze culturali della “calcolatrice elettronica”.

“L’intelligenza di queste macchine, avrebbe avuto un tale sviluppo che gli umani sarebbero stati condotti ad adattare il loro pensiero ai loro automatismi, perdendo progressivamente libertà culturale, sensibilità, immaginazione”. Ungaretti era vicino ai Futuristi, quindi molto sensibile all’estetica della macchina, ma si preoccupava.

Andrea D’Anna, il traduttore di Tarantula, il libro che Dylan scrisse a ventitrè anni, ci fa notare una forte caratteristica del modello di scrittura; “ l’ermetismo di ampie sezioni, come l’enigmatica ouverture, è tale da far pensare alle vecchie parole in libertà dei nostri futuristi” […] e il cambiamento non è futuro? Ma come si fa a scrivere e noi nel tempo, nel nostro quotidiano, riuscire a pronunciare una frase ricca di determinazione, di mordente e rimanere intatta nel tempo, con delle qualità estetiche molto alte? “NULLA È PIÙ CERTO DEL CAMBIAMENTO”

Joan Baez, ha detto delle canzoni di Bob Dylan: “la bellezza delle canzoni di Bob sta in ciò che egli sottitende senza dire. Ogni cosa ben fatta ha questa qualità”.

Dylan è l’artista che ha partecipato ai tempi “a-changing”, che stavano cambiando, non dimentichiamo la seconda strofa di “The Times They Are A-Changing”, “…For the loser now/Will be later to win/For the times they are a-changing”, “Lo sconfitto di oggi/sarà il vincitore di domani/ perché i tempi stanno cambiando”.

Questi sono i versi con cui Steve Jobs, il 24 Gennaio 1984 aprì l’assemblea degli azionisti della Apple all’auditorium del Flint Center, la canzone-inno che teneva il Co-fondatore della Apple, simbolo della American Dream, come lo ha definito Obama un anno dopo della morte, unito alla controcultura. Forse Dylan e Jobs avevano fatto loro l’ammonimento della beat generation; “Muori, se pensi di avere ciò che cerchi!”

In una delle canzoni più famose di Bob Dylan Like a Rolling Stone https://www.youtube.com/watch?v=dxLMr784l0Q dove danzano semplicità e ingegno con un inizio crudo, ma molto innovativo. Nelle quattro strofe iniziali si narra le vicende di una donna, ipotesi: newyorkese, giovane e agiata che in seguito a un avvenimento subisce un rivolgimento della fortuna per cui prima è ricca e felice, per precipitare in miseria.

Dove diventa efficace Dylan? Nei suoi brani; testimonia, racconta. “Il genio di Dylan è di giungere meglio di qualsiasi altro, in un numero più importante di occasioni, a scrivere e a suonare delle canzoni che indicano una direzione chiara senza per questo assumere l’aria di un ordine. Lui non spiega quel che occorre pensare o provare, ma ciò che lui pensa o prova”, scrive Nicolas Rainaud. Dylan è un caleidoscopio, abile nel giocare con la sua maschera, è coerente nel sua incoerenza.

Una prova del suo desiderio di cambiamento è quando ai concerti storpia le canzoni, come se le volesse distruggere per poi reinventarle. Ecco qui, il mito, in una nascita e rinascita continua per essere “Forever young”.

Quanti artisti hanno un debito nei confronti di Dylan, italiani e non, quanti generi musicali, quante rivoluzioni sono nate pensando i suoi brani…? Mentre scrivo mi rendo conto che inizio a prendere il tono di un altro celebre brano, indovinate quale? How many roads must a man walk down/ before you can call him a man/ yes ‘n how… (Quante strade deve percorrere un uomo/ prima di poterlo chiamare uomo/e quanti…”) Blowing in the wind. (Agosto 2016)

Bibliografia:
Arena,   L.V.,   Autorealizzazione,    un    percorso    verso    la consapevolezza, Mediterranee, 1998, Roma;
Arena, L.V., Diario Zen, BUR, 1995, Milano;
– De Biase, L., Le macchine pensanti non fanno paura, Nova Lezioni di Futuro, 21/01/2016, Il Sole 24 Ore, Milano;
Dylan, B. Tarantula, Oscar Mondadori, 1996, Milano;
Guthrie, W., Questa terra è la mia terra, Marcos y Marcos, Milano, 1997;
L’anima del Poeti. Quando la canzone incontra la letteratura, (a cura di Enrico de Angelis, Secondiano Sacchi), Zona, 2004, Pieve al toppo, Arezzo;
Marcus, G., Bob Dylan, La repubblica invisibile, Arcana, 1997, Milano;
Pivano, F., I miei amici cantautori, (a cura di Sergio Sacchi, Stefano Senardi), Mondadori, 2005, Milano;
Pivano, F., Beat Hippie Yippie, Bompiani, 1996, Milano;
Scaduto, A., Bob Dylan, La Biografia, Arcana, 1971, Milano. Spaltro, E. Un futuro bello, UPPRESS, Format Edizioni, 2016, Bologna;
Villa, A., Pink Freud, Mimesis, 2013, Milano.