Le Interviste di Marche Studi

di Patrizio Massi

Come hai conosciuto Marche Studi?
«L’incontro con Marche Studi è avvenuto con Patrizio Massi nel nostro studio del Centro Nostos di psicologia e psicoterapia a Senigallia. Ho apprezzato moltissimo le associazioni che partecipano al progetto di ricerca sulla qualità di vita nei borghi marchigiani e ho pensato che avrei potuto dare un apporto al progetto».

Qual è il motivo per cui hai pensato di partecipare alle idee progettuali dell’Associazione?
«Credo che la vita sociale abbia un ruolo importante nella salute mentale di ognuno di noi e il sentimento di sentirsi radicati e accettati all’interno dei valori sociali di appartenenza contribuisca al senso di identità di ognuno di noi.
Ho apprezzato la scelta del metodo di ricerca psicosociale antropologico avendo già svolto dei lavori di laurea con gli studenti del corso di laurea in psicologia nel campo delle dipendenze patologiche giovanili, sia presso l’Università di Urbino che in quella di Chieti con ottimi risultati». 

Come pensi di poter contribuire?
«Come medico psichiatra vorrei contribuire nel proteggere quei comportamenti e quegli aspetti relazionali caratteristici della vita delle piccole comunità e detrimento di altri aspetti che debbono essere considerati “schismogenetici” nel pensiero di G. Bateson, cioè che creano differrenziazione e classi all’interno dei contesti sociali».

Quale valore possiamo portare al territorio come gruppo?
«Individuare le peculiarità dei territori, anche da un punto di vista antropologico, per promuovere ricerche che abbiano una ricaduta sulle esigenze della cittadinanza, diventa una questione di coscienza sociale. Questa è la missione di Marche Studi».

Come è possibile contribuire a questo obiettivo dal tuo punto di vista personale e professionale? 
«In una prima fase credo che l’applicazione della ricerca sociale attraverso il metodo antropologico debba orientarsi sullo studio delle relazioni fra le diverse generazioni presenti nel contesto antropologico, nello studio delle modalità di trasmissioni dei valori fra le generazioni e l’atteggiamento presente fra le persone coinvolte in questi percorsi che, in questo periodo, sono piuttosto difficili nel contesto intrafamigliare.
In questo periodo storico-sociale la conflittualità fra le generazioni è abbastanza elevata ed è alimentata dalle notevoli differenze dovute dalla presenza-invadenza del mondo tecnologico che viene inteso come un miglioramento dei rapporti sociali. Mentre alcuni recenti studi, ad esempio U. Galimberti, Marc Augè, Z. Baumann et al., ci propongono una evoluzione contraria verso un maggiore solipsismo e isolamento sociale.
Ci sono numerosi lavori che attestano che queste componenti costituiscono il terreno predisponente all’evoluzione di problemi di salute mentale: A Ehrenberg: “La fatica di essere Sé stessi. Depressione e società”.
Una volta ottenuti i risultati degli studi potremmo orientarci verso lo sviluppo di una seconda fase che potenzi le aree emerse, come benefiche per la vita sociale e psicologica».