Marche Studi: un laboratorio di identità e coesione sociale

Quando i borghi diventano luoghi di socialità e le competenze si trasformano in intelligenza collettiva

Intervista di Giulia Fabrizi al Presidente Patrizio Massi

Dal cuore delle Marche un progetto che unisce identità, imprese e comunità per costruire coesione sociale e sviluppo sostenibile.

In questa intervista con il presidente Patrizio Massi, Giulia Fabrizi ci guida alla scoperta di Marche Studi: un’associazione che nasce dal territorio marchigiano ma guarda oltre i suoi confini. Tra borghi, cultura diffusa e un tessuto imprenditoriale unico, l’obiettivo è valorizzare l’identità locale, rafforzare i legami sociali e sviluppare un modello replicabile a livello regionale, nazionale e internazionale, fondato sull’intelligenza collettiva e sul rispetto delle competenze.

Giulia: Patrizio, partiamo dalle basi: spiegaci che cos’è Marche Studi?

Patrizio: «È un’associazione che nasce nel territorio marchigiano, ma con il desiderio di andare oltre i confini regionali. Un po’ come accade nell’evoluzione: a un certo punto si esce dal nido e si cerca autonomia. Così anche noi vogliamo replicarci, crescere e riprodurci, in senso evolutivo.

Il nome richiama chiaramente la nostra regione, ma “marche” può essere inteso anche come “brand” dall’inglese. E questo non è un caso: l’identità, intesa come marchio, è al centro del nostro percorso».

Giulia: Quindi l’obiettivo di Marche Studi è dialogare con le organizzazioni e le imprese del territorio?

Patrizio Massi: «Esatto. Vogliamo essere sempre più vicini alle aziende, perché le Marche sono una regione con un altissimo numero di imprese, dalle partite IVA fino alle aziende quotate in borsa. Una caratteristica peculiare, che però necessita anche di un approccio più ampio, più internazionale.

Mi piace pensare a quelle aziende nate da cognomi familiari, che oggi riconosciamo come marchi affermati. È un tratto distintivo della nostra regione: dietro a tanti brand ci sono storie, famiglie, identità».

Giulia: Oltre al mondo produttivo, Marche Studi ha anche un forte legame con la cultura. Ci puoi spiegare questo legame?

Patrizio: «Le Marche sono una regione che non ha nulla da invidiare ad altre. Se penso alla cultura, mi basta dire che qui troviamo musei unici, come il Museo dell’Immigrazione, il Museo Tattile della Mole Vanvitelliana di Ancona – unico in Europa – o il Museo del Balì di Saltara.

Senza dimenticare l’immenso patrimonio diffuso nei borghi: piccole chiese, mostre, eventi culturali. Vittorio Sgarbi, ad esempio, ha portato a Osimo attività di grande rilievo. La nostra idea è quella di valorizzare queste realtà non come nostalgia del passato, ma come basi per progettare il futuro».

Giulia: E proprio i borghi sembrano avere un ruolo centrale nel vostro progetto. Perché?

Patrizio: «Perché i borghi sono memoria e futuro allo stesso tempo. Hanno conservato la capacità di socializzare, di creare comunità. Non vogliamo cadere nella logica dell’Amarcord, che rischia di fermarsi alla nostalgia.

Il borgo è anche dinamica economica: molte aziende hanno le loro zone industriali e artigianali proprio a ridosso dei borghi, nelle valli. Penso a esempi come Civitanova oppure Osimo, dove nella parte bassa si è sviluppato sia il commercio che l’industria, mentre nella parte alta resta la città storica. Oppure Marotta, nata come borgo di pescatori e poi diventata località di villeggiatura per nobili famiglie romane».

Giulia: Qual è quindi la visione per il futuro di Marche Studi?

Patrizio: «Crediamo nella costruzione di una forte intelligenza collettiva. È il solo modo per trasformare la nostalgia in progettualità, per unire etica ed estetica in uno sguardo rivolto al futuro.

Il nuovo direttivo, ad esempio, non si configura più solo come associazione di promozione sociale, ma come ente del terzo settore, con un gruppo di lavoro forte. Un ruolo chiave lo hanno le psicologhe e gli psicologi oltre al team di Barbara Rotundo, che si occupa di identità e comunicazione.

Qui entra in gioco il rispetto delle competenze: ognuno di noi fa la sua parte, ognuno di noi contribuisce al risultato. Un approccio che ci consente non solo di essere presenti nel territorio, ma di farlo crescere e creare valore».

Conclusione
Giulia: Patrizio, grazie per averci raccontato Marche Studi, dalle tue parole emerge chiaramente la missione di Marche Studi: partire dall’identità marchigiana, dai suoi borghi, dalla sua cultura e dalle sue realtà imprenditoriali, per costruire coesione sociale e progettare il futuro.

Marche Studi non guarda solo al passato, ma immagina un modello da replicare, che dalle Marche possa allargarsi a livello regionale, nazionale e internazionale. Un modello fatto di comunità, rispetto delle competenze e intelligenza collettiva. Perché è proprio lì, nel dialogo tra tradizione e futuro, che nasce la vera forza di un territorio.

La storia continua: seguite i prossimi articoli per scoprire come Marche Studi traduce la sua visione in azioni concrete sul territorio.