Un borgo, Montecassiano

una conversazione tra Marta Bozzi e Patrizio Massi

di Marta Bozzi

Nella corsa della vita, il borgo rappresenta la calma del passeggio e del pensiero che finalmente può abbandonarsi tra i vicoli e le mura paesane.  Più volte mi sono ritrovata per le vie Montecassianesi ad osservare il paesaggio e le persone che vi abitano, sperimentando quella condizione che Charles Baudelaire rende celebre con il termine di Flâneur.
Spesso, nelle conversazioni tra la sottoscritta e lo psicologo Patrizio Massi, emerge il piacere condiviso di entrare in contatto con la bellezza del borgo e delle realtà di vita che lo caratterizzano.

Ogni borgo ha una propria storia e una cultura che lo identificano: quando Patrizio Massi mi chiede di descrivergli quella di Montecassiano, la prima cosa che mi viene in mente è presentare il borgo con una sua denominazione che ne rispecchia fedelmente l’identità: “il paese delle associazioni”. Coltivare il plurale dentro di sé e con l’altro arricchisce la nostra esistenza e ci conduce a forme straordinarie di collaborazione. Sono cresciuta in questo piccolo borgo medioevale dove le sue associazioni, composte da giovani attivi volontari, si impegnano a coltivare la cultura e il benessere sociale. Sentire di essere parte di un gruppo ci mette nella condizione di percepire di appartenere ad un luogo, ci aiuta a trovare direzioni di senso.

Oltre l’associazionismo dei giovani, il borgo è arricchito dalle sagge risorse che ne testimoniano le origini e le tradizioni. Ho raccontato a Patrizio Massi l’incontro avuto con un curioso signore che vive da sempre nel centro storico del borgo. L’anziano mi racconta i numerosi impieghi fatti durante la gioventù, alcuni scelti altri imposti dalle esigenze della vita. Mi spiega che adattarsi ai cambiamenti della vita significa sperimentare, creare con le mani e con la mente per trovare nuove soluzioni, nuovi lavori. Come spiega Goleman, parte della creatività sta nel modo in cui vediamo e affrontiamo le cose: l’arte del fare, ovvero tradurre il frutto del proprio intuito in azione, è il motore dell’innovazione e di quel processo creativo che apre le porte della possibilità, della nuova strada da percorrere. Rifletto insieme a Patrizio Massi di come vi sia una carenza generale nella sperimentazione, nel perseverare per scoprire cose nuove, rischiare e perché no, anche sbagliare. Le nuove generazioni, specialmente in un contesto come il borgo carente di stimoli, faticano a sfruttare la potenza del fare e del processo creativo, con le conseguenze negative che ciò potrebbe comportare. Ritornando al protagonista del mio racconto, egli sottolinea il basso livello di stimoli che investe non solo i giovani del borgo ma anche gli anziani. Lo psicologo Erik Erikson ha definito il trionfo dell’ultima fase di vita come una “grandiosa produttività”, la quale consiste in un approccio saggio e creativo all’educazione degli altri, in un’affermazione della vita di fronte alla morte. Nel libro “Lo spirito creativo”, Goleman afferma come il beneficiario della fecondità creativa dell’anziano potrebbe essere rappresentato dalla comunità in senso lato. Da queste premesse, un’analisi interessante potrebbe essere quella di valutare la qualità di vita all’interno del borgo con il fine di tracciare interventi di sviluppo individuale, partendo proprio dall’allenamento del muscolo della creatività.

Di frequente i dialoghi con Patrizio Massi vertono sui nostri interessi in comune della poesia e dell’arte in ogni sua forma. Non posso quindi dimenticare di raccontargli un ulteriore valore che caratterizza Montecassiano, ovvero il corso di strumento musicale aperto agli alunni della scuola secondaria di primo grado. Ripenso alle lezioni di pianoforte come il momento più atteso della scuola e solamente ora ne riconosco la rilevanza formativa nella mia esistenza: il pianoforte e la musica in generale accompagnano tutt’ora la mia quotidianità.

Il legame affettivo con il territorio e le sue persone ci ha portato a riflettere su come l’approccio sanitario e psicosociale possa migliorare il benessere delle persone che vivono all’interno di una realtà così unica e fragile al tempo stesso. Il progetto di ricerca ideato da Patrizio Massi risponde a questa domanda: valutare la qualità di vita all’interno del borgo affinché la ricerca divenga uno strumento di misura per la sua crescita e un mezzo per delineare interventi che lo accompagnino verso una direzione di valorizzazione e cambiamento.