I LUOGHI DELL’ADOLESCENZA. IL BORGO COME ESERCIZIO DI GRUPPO

L’Associazione Marche Studi ETS e la Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi insieme per creare una rete efficiente per gli adolescenti e i giovani

a cura di Marina Giuseppina Robino (Consigliere, Marche Studi ETS)

Si è svolta il 30 gennaio, presso Palazzo Bisaccioni a Jesi, la tavola rotonda “I luoghi dell’adolescenza. Il borgo come esercizio di gruppo“, promossa dall’Associazione Marche Studi ETS e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, che ha ospitato l’evento, con la collaborazione dell’Associazione Forma.

L’incontro ha riunito dirigenti scolastici, amministratori, professionisti della salute mentale e rappresentanti di associazioni per riflettere sul lavoro sociale con gli adolescenti e costruire una rete efficace sul territorio.

Patrizio Massi, Presidente di Marche Studi ETS, ha coordinato abilmente la discussione, unendo i puntini e passando la palla ai vari oratori come in un gioco di biliardo, dando fluidità e profondità all’incontro.

La partecipazione è stata significativa e, soprattutto, “calda”: i discorsi sono partiti da esperienze personali, rendendo tangibile l’autenticità degli interventi e il desiderio di fare fronte comune per realizzare qualcosa di concreto per le future generazioni. Tutti i partecipanti si sono dimostrati coinvolti e motivati a trovare soluzioni per migliorare la situazione attuale, anche implementando il lavoro che si sta già facendo nelle scuole e nei territori.

Il tema portato avanti con maggiore enfasi durante l’incontro è stato quello della mancanza di un raccordo efficace tra scuole, associazioni, imprese, servizi sociali del territorio e famiglie. Esistono, infatti, numerosi progetti, anche di qualità, ma ciò che manca è una rete integrata che permetta loro di dialogare e di creare percorsi coerenti. Questo è il vero nodo che la tavola rotonda ha portato alla luce e da cui partire per dare un impulso diverso alla realizzazione di percorsi integrati per gli adolescenti.

Come sottolineato da Elena Sinatti di Clar ETS e Moreno Marcucci del Centro Studi Nostos, manca una governance condivisa: il rischio è che il campanilismo prevalga, disperdendo risorse che non possiamo più permetterci di sprecare, considerato il calo demografico in atto. Serve un “collante” che unisca le competenze, le risorse e i buoni progetti esistenti in percorsi integrati efficaci.

Paolo Morosetti, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, ha aperto l’incontro. La Fondazione è anche sostenitrice del Progetto Bi-Sogno, attivo dallo scorso anno negli Istituti Panzini e Padovano di Senigallia e realizzato dai professionisti di Marche Studi, che mira a sostenere i ragazzi nel delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con uno sguardo verso “il fuori” e le possibilità anche lavorative.

Daniele Tassi, Presidente ASP Ambito 9, ha accolto l’invito portando la voce di tutti i comuni della Vallesina, impegnati su vari fronti, non solo adolescenza e giovani, ma anche anziani, immigrati, persone sole e vittime di violenza. Ha sottolineato come sia sempre più importante trovare occasioni di confronto e di raccordo tra le diverse realtà del territorio.

Marco Ausili, Consigliere della Regione Marche, ha evidenziato l’impegno della Regione nel raccordo tra le varie realtà che si occupano di adolescenti e giovani e nell’agevolare l’inclusione lavorativa con percorsi facilitati e contributi a fondo perduto per giovani tra i 18 e i 35 anni.

Le voci della scuola sono state portate dai Dirigenti presenti, che hanno consegnato testimonianze preziose, concedendosi a riflessioni personali che hanno arricchito la comunicazione e coinvolto tutta la platea.

Laura Fagioli, Dirigente dell’Istituto Panzini di Senigallia, ha affermato che la scuola è come un sismografo, dove si rilevano tutte le problematiche e le fragilità dei ragazzi. I centri di aggregazione nei borghi e nei luoghi di provenienza dei ragazzi sono sicuramente importanti, anche se non possono risolvere tutte le problematiche legate all’isolamento. Ci deve essere un raccordo più forte tra scuola, famiglia e territorio, per cui ben vengano queste occasioni di incontro e di confronto. Una cosa che colpisce molto – ha sottolineato – è anche la mancanza di sogni nei ragazzi.

Simone Ceresoni, Dirigente dell’Istituto Corinaldesi Padovano di Senigallia, ha messo in luce tutta una serie di problematiche in capo alla scuola, che non è più solo un’agenzia di formazione, ma sempre più il luogo in cui si intercettano i disagi che, in altre epoche, venivano intercettati anche al di fuori. Non è un volersi sottrarre alle responsabilità – ha affermato – ma è una chiamata generale affinché non sia solo la scuola a dover rispondere a tutto. Dare più spazio all'”orientamento alla vita” dei ragazzi a partire dalla scuola sarebbe una buona idea da sostenere.

Alfio Albani, Dirigente dell’Istituto Cuppari Salvati di Jesi, ha interessato il pubblico portando l’etimologia della parola “disagio”: “agio” come “vicinanza, prossimità”, e il prefisso dis- che indica, invece, “lontananza”. Il disagio è quindi letteralmente “lontananza”, un concetto su cui riflettere per capire la complessità del problema.

Altro tema interessante emerso è stato quello della difficoltà nel raggiungimento delle scuole per chi abita nei borghi, che costituiscono, altresì, anche una sorta di luogo protettivo, una zona di comfort. Una contraddizione, questa, che merita attenzione e riflessione nel progettare interventi per il territorio.

Cinzia Gismondi, Presidente dell’Associazione Activamente di Jesi, ha sottolineato l’importanza dell’argomento affrontato dalla tavola rotonda e la collaborazione che le associazioni culturali possono dare alla riuscita di progetti comunitari. Ha evidenziato come la distanza geografica limiti le opportunità dei giovani, rendendo necessaria una collaborazione geolocale tra enti, scuole e comuni.

Alberto Agarbati del Comune di Ostra ha portato l’esperienza concreta di un amministratore locale che si confronta quotidianamente con le esigenze dei giovani del borgo. Ha evidenziato l’impegno dell’amministrazione nel mettere a disposizione strutture gratuite e nel supportare le associazioni, chiedendo però alle famiglie di assumersi maggiori responsabilità educative. Riccardo Pizzi, Vicesindaco di Senigallia, ha confermato l’impegno delle istituzioni locali nel sostenere progetti di aggregazione giovanile.

Roberta Cesaroni, psicologa, ha affrontato temi relativi all’insorgenza di problematiche specifiche negli adolescenti, come l’ADHD, affermando che è necessario avviare gli interventi ben prima dell’adolescenza: le neuroscienze lo dimostrano chiaramente, prima che sia troppo tardi per intervenire efficacemente.

Kylene De Angelis, di Training 2000, ha presentato due progetti europei in fase di realizzazione, per dare un’informazione più completa di come il problema venga affrontato all’estero e di come la rete sia uno strumento irrinunciabile per creare progetti di successo. Ha citato esempi concreti come il fab lab di Atene dove ragazzi dai 12 ai 17 anni sviluppano progetti di economia circolare per la comunità, sottolineando che i finanziamenti europei esistono ma nelle Marche si fa fatica a fare rete rispetto ad altre regioni.

Lorenzo Leoni dell’Associazione Forma ha presentato il lavoro con adolescenti in difficoltà, sottolineando l’importanza di stimolare curiosità e desiderio nei ragazzi.

Elena Sinatti, ha ggiunto come il lavoro con adolescenti e famiglie sia complesso e non possa basarsi su numeri, perché i progressi sono misurabili in piccoli ma determinanti cambiamenti.

Alberto Di Capua, progettista e operatore socio-culturale, ha richiamato il concetto di “comunità educante” introdotto nel 2007 dal Ministro Fioroni (patto di corresponsabilità educativa), evidenziando come queste belle iniziative siano rimaste spesso sulla carta.

Tra gli altri presenti, a portare la vicinanza e l’interesse alle tematiche affrontate, anche Samuele Animali, Vicesindaco di Jesi, Don Giancarlo Giuliani,  Direttore Caritas di Senigallia e Marco D’Aurizio, Direttore Caritas di Jesi.

In collegamento, anche Giulia Fabrizi, di Almar Quality Research, Massimiliano Ruzzeddu, di UniCusano e Stella Lazzarini, di S.O.P.S.

La tavola rotonda ha evidenziato che esistono competenze, risorse e buone pratiche: ciò che serve è, nel breve periodo, costruire un ponte, un raccordo tra realtà diverse che possa trasformare progetti isolati in percorsi integrati efficaci, per favorire il benessere degli adolescenti e dei giovani del territorio.

Sono emerse chiare le sfide principali: il calo demografico che rende improrogabile ottimizzare le risorse; la necessità di intervenire precocemente sulle fragilità; l’importanza di riattivare i sogni e il desiderio negli adolescenti; la necessità di affrontare con maggiore consapevolezza l’impatto del digitale sulla crescita; il valore dei borghi come luoghi protettivi da integrare in un sistema più ampio di opportunità.

L’incontro si è quindi concluso con l’impegno condiviso di proseguire il dialogo e di lavorare concretamente alla costruzione di una rete territoriale integrata.