Marche Studi e il Jazz
Viaggio in treno Campobasso-Senigallia
di Patrizio Massi
Scarlatti, Chopin o Mozart non avrebbero dato lo stesso effetto. Le sensazioni del pizzicare le corde della chitarra è come pensare con “chi devo parlare dopo?”, la batteria tiene il tempo, il batterista è in abito bianco, è cool, si diceva anni fa, la giornata è stata cool jazz?
Jazz Inn, attenzione non «Jazz In», ma «Inn», qui sta una nota di differenza.
L’impegno di tutti è Be bop, il fraseggio a volte è lungo, quando serve è spezzato, quando richiesto un assolo.
Il musicista è il suo strumento. I protagonisti di Jazz’Inn2025 sono il loro progetto, sono il loro modello di lavoro, vivono le loro idee. Sì, avere idee ha un sapore, ha un suono con un temperamento assertivo e dolce.
Lo spoken word ha bisogno della musica, il jazz, rende tutto più vivace.
Un viaggio per esplorare e incontrare persone, idee, professionisti, ricercatori, momenti di jam: improvvisazioni di gruppo.
Il tema caro a tutti sono i territori, le persone e il territorio, le comunità, i paesi, i nostri borghi.
«Il jazz sta al borgo come le persone del borgo stanno alla voce».
Per permettere di leggere i limiti e le possibilità del borgo penso che dovremmo essere come la musica che permette di liberarsi di vincoli e per poterlo fare ci vuole esperienza. Quello che raccontiamo nei nostri progetti, metodi e proposte viene dall’aver vissuto il territorio, aver incontrato ciò di cui parliamo. È jazz, del resto Charlie Parker, disse: “la musica è la tua esperienza, la tua saggezza, i tuoi pensieri. Se non l’hai vissuta non uscirà dal tuo strumento”.
Abbiamo bisogno di tutte le dimensioni per poter toccare l’incontro con il borgo.
Questo parallelismo continuo jazz e borgo sento che ha vita.
I temi che ha trattato nelle diverse edizioni sono vari e quest’anno Fondazione Ampioraggio le ha scritte in uno spartito.
Quando pensiamo al jazz, al jazz nella storia e alla storia del jazz, l’attenzione e il pensiero va a suoni e immagini americane. È vero che i temi possono essere più cool jazz alla Miles Davis o hard bop di Art Blakey, Sonny Rollins, pensando all’America ai tempi della nascita del Bop, era il cool più West Cost, l’hard newyorkese.
Ho respirato Charlie Parker a Jazz’Inn, per produrre contenuti e progettualità che potranno sposarsi, abbiamo bisogno di: «volo, logica, rigore e diversi toni di istinto».
Il modus operandi, lo swing, le varie ragioni della proattività la chiamerei.
Il jazz italiano e i suoi club, i suoi festival, i suoi luoghi; Jazz’Inn. Avete mai passeggiato per le vie di un borgo, sentendo un sax o poco più in là una tromba? Il clima è più amichevole, penso a Just friends o a My funny Valentine.
La poetica di Massimo Urbani, Luca Flores, Enrico Rava, Roberto Gatto, pezzi di mondo che arrivano, pezzi di Italia. Italia con i suoi umori e con il suo umorismo.
Un abito, uno stile per raccontare gli scopi. I temi affrontati hanno succo, come giovani musicisti che suonano una vecchia canzone, quindi sincera!
Ricordo, più o meno, una definizione di jazz: “è musica che non è stata pre-arrangiata. È l’esplosione di musicisti appassionati, che riversano tutta l’energia che possiedono nei loro strumenti, alla ricerca dell’espressione ricca di sentimento e di grande improvvisazione”.
Musica e relazioni, territorio e relazioni, viviamo il territorio per esserci ogni giorno, conoscerne di nuovi con attività di ricercatori, antropologi, etnografi che tramite la ricerca possono trasformare da artigiani in arte, come ha fatto Louis Armstrong con il jazz, per poter stare e entrare nei territori bisogna avere energia, agilità, creatività e rischio, la sentite la musica dei territori?

