Azienda Sostantivo Femminile: un modo diverso di raccontare donne e lavoro
Marina Robino | Psicologa del Lavoro e autrice, creatrice del Progetto
Da un progetto finanziato dalla Regione Marche per l’apertura di nuove imprese, con l’adesione della CNA Impresa Donna Marche, ha preso il via il progetto “Azienda sostantivo femminile”, nato con l’obiettivo di esplorare e raccontare il percorso imprenditoriale delle donne, mettendo in luce l’aspetto intuitivo, creativo e visionario che caratterizza le loro esperienze.
Qualche dato: ci sono circa 35.000 imprese femminili nel territorio marchigiano (dati della Camera di Commercio relativi al 2023): le più numerose nella provincia di Ancona con, a seguire, Macerata, Pesaro Urbino, Ascoli e Fermo, che si occupano principalmente di attività nei settori del commercio, dell’agricoltura e dei servizi di alloggio e ristorazione.
La domanda centrale che anima il progetto è se sia possibile narrare alcune di queste storie in modo che emerga – al di là dei numeri – la loro unicità, rivelando come ciò contribuisca a creare realtà aziendali distintive.
In un contesto in cui le donne affrontano spesso ostacoli significativi – come la difficoltà a farsi spazio in un ambiente lavorativo tradizionalmente dominato dagli uomini, la sfida di bilanciare carriera e vita familiare, la lotta contro pregiudizi e disparità salariali – è peculiare dare visibilità alle loro esperienze. Con un pensiero rivolto alle nuove generazioni, perché possano trarre ispirazione e motivazione dalle storie di chi è riuscito a trasformare il proprio talento e il proprio desiderio in obiettivi reali.
A questo proposito, Duccio Demetrio, nel libro “L’autobiografia come cura di sé“, evidenzia l’importanza del racconto personale come strumento di crescita e consapevolezza. Le storie delle donne imprenditrici, quindi, possono essere un mezzo per comprendere profondamente il proprio percorso, favorendo una riflessione su esperienza e identità.
Ognuna delle donne incontrate, infatti, porta avanti i propri sogni e trasforma i propri talenti in attività in modi unici, raccontando le sfide e gli obiettivi raggiunti, non tralasciando, però, la capacità di affrontare le salite e le impasse nei percorsi. Nella narrazione emerge come il pregiudizio sia ancora presente, magari celato in uno sguardo, in una battuta e come questo comporti il dover indossare una maschera, a volte ingombrante.
Sheryl Sandberg, Chief Operating Officer di Facebook, autrice di “Lean In” (letteralmente, “Facciamoci avanti”), afferma, in modo ironico: “Se non riesci a trovare un posto a tavola, portati una sedia”. Oltre ad essere brave, preparate, motivate, a cercare l’idea giusta, attuabile e proficua, alle donne occorre prima immaginare e poi creare lo spazio laddove non esiste. Da qui il peculiare concetto di visione precedentemente accennato.
“Azienda sostantivo femminile” non intende solo celebrare i successi, ma si propone anche di stimolare una riflessione collettiva su ciò che significa essere donne nel mondo del lavoro oggi.
L’economista Marianna Mazzucato, ha sottolineato come “Le donne non sono una risorsa da utilizzare, ma sono parte fondamentale del cambiamento e dell’innovazione economica”, evidenziando la necessità di riconoscere il valore e il contributo delle imprenditrici nel creare un futuro economico sostenibile e innovativo.
Dato che viviamo in un’epoca in cui l’uguaglianza di genere è un tema centrale, credo che iniziative come questa possano dare un contributo per promuovere una cultura che distingua e valorizzi l’apporto fondamentale delle donne. Riconoscere e prendere come modello queste storie può arricchire il panorama imprenditoriale, concorrendo altresì a creare ambienti lavorativi più inclusivi e innovativi.
“Azienda sostantivo femminile” si propone, dunque, di dare voce a quelle storie che spesso rimangono in ombra, creando un tessuto narrativo che celebri forza e diversità e che diventi un racconto collettivo in grado di far riflettere, ispirare e incoraggiare un reale cambiamento.

