È realtà (e creatività), non utopia

Professoressa Elisabetta Righini con Muhammad Yunus


di Marta Bozzi

Ho deciso di iniziare questo articolo con un componimento della poetessa Mariangela Gualtieri conosciuta la scorsa estate durante I Fumi della Fornace, festa della poesia ideata da giovani creativi del mio paese di origine e volta alla riscoperta poetica di quei luoghi poco conosciuti come, ad esempio, una piccola frazione di un piccolo paese dell’entroterra marchigiano, Montecassiano.

Adesso è forse il tempo della cura/ Dell’aver cura di noi, di dire/ noi. Un molto largo pronome/ in cui tenere insieme i vivi/ tutti: quelli che hanno occhi, quelli/ che hanno ali, quelli con le radici/ e con le foglie, quelli dentro i mari…”

La poesia, Adesso, ci invita a prenderci cura (adesso!) di “noi”, un noi che richiama tutti gli esseri viventi. Mi rendo conto, mentre scrivo, quanto sia complesso racchiudere in poche righe la potenza del pensiero e dell’azione di Muhammad Yunus, economista e Premio Nobel per la pace, ma credo che lui stesso sia partito proprio da questo, dal prendersi cura delle persone. Ancora prima di conoscere Yunus e le sue opere, mentre frequentavo il primo anno di Psicologia ad Urbino, il 20 maggio 2019 veniva inaugurato con Yunus in persona lo Yunus Social Business Centre, ovvero il centro di ricerca del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Urbino che si impegna a diffondere le teorie economiche di Yunus e promuovere temi di economia sociale secondo una prospettiva etica.

Finalmente, nel 2022, tra le aule universitarie di Padova, per l’esame di Marketing Sociale ci viene proposta la lettura di “Un mondo senza povertà”. Non capivo, inizialmente, come un libro da un titolo per me così tanto utopico potesse essere accostato a temi come il marketing e, in generale, l’economia. Leggendolo, scoprii con meraviglia come l’opera dimostri, in modo tangibile, come un “nuovo capitalismo” fondato sui principi del Social Business e del Microcredito, possa rappresentare un mezzo per l’uomo e non più padrone dell’uomo, aiutandolo ad essere libero e più consapevole di sé stesso. Una visione differente di povertà e del conseguente modo di “curarla”, una povertà associata non più a comportamenti devianti e scelte sbagliate, bensì alla scarsità di opportunità incontrate nella vita. Ne fui affascinata, ma le sessioni imminenti e gli impegni universitari mi distolsero l’attenzione da quegli studi una volta tenuto l’esame. Riflettendoci ora, credo ne fui (inconsciamente) influenzata per la scelta del mio argomento di tesi magistrale, indirizzando il focus su come aiutare persone economicamente svantaggiate a prendere decisioni migliori.

Marta Bozzi

Con stupore, l’anno seguente, laureata e ritornata nel piccolo borgo marchigiano, l’incontro con lo psicologo Patrizio Massi mi ha permesso di rivivere e toccare con mano questi temi che sento così a cuore. All’interno del Centro Yunus di Urbino, ho avuto il piacere di partecipare al “Laboratorio Giuridico in Creative skills per tech lawyers” diretto dalla professoressa Elisabetta Righini (nonché direttrice del Centro) e dallo psicologo Patrizio Massi, insieme alla partecipazione di professionisti provenienti da diversi ambiti disciplinari. Il laboratorio, impegnato ogni anno nella cura e sviluppo di temi differenti, ha dedicato quatto incontri all’approfondimento di argomenti di significativa attualità, abbracciando i principi e le tecniche del pensiero creativo: un primo seminario sulle politiche di diversità all’interno delle società, l’ultimo sulla digitalizzazione in ambito finanziario. Mi sono sempre domandata come la creatività potesse entrare a far parte della vita di tutti i giorni. Il laboratorio, il cui fine ultimo è quello di fornire agli studenti gli strumenti necessari per sviluppare la loro flessibilità mentale, ha sciolto il nodo che percepivo tra la dimensione creativa e quella reale. Il pensiero creativo è una competenza fondamentale per tutti gli esseri umani, non solo per gli artisti.

È il motore che ci porta ad osservare la realtà con nuove lenti, diverse e flessibili. Ed è proprio il concetto di creatività il cuore della filosofia di Yunus. Un luogo comune sull’economia è considerare l’imprenditorialità come una qualità rara, accessibile a pochi. Le teorie economiche messe in pratica da Yunus si basano e dimostrano come tutti sono in grado di liberare energia e creatività, servono le condizioni necessarie.

La Grameen Bank, fondata da Yunus stesso nel 1976, non distribuisce soldi: senza richiedere garanzie, concede piccoli prestiti a persone indigenti (considerate soggetti economici e capaci) che restituiscono con interessi grazie ai frutti del loro lavoro, dimostrando di conseguenza a sé stesse di essere in grado di migliorare le proprie condizioni di vita e di contribuire allo sviluppo della società. È questa la dinamica che rende la banca autosufficiente, dimostrando di essere molto più di una sola istituzione finanziaria: è la ricchezza umana il cuore del meccanismo che ha dato il via a un sistema completamente nuovo.

Il primo seminario mi ha fatto inoltre riflettere sull’azione innovativa e rivoluzionaria di Yunus. Con la professoressa Righini e la dottoressa Silvia Bocci, si discuteva di come le donne rappresentino una minoranza all’interno dei comitati direttivi e in generale nel ricoprire posizioni più elevate.

Le donne in Bangladesh, nonostante la fatica e il duro lavoro, non riescono ad uscire dalla condizione di povertà e sono completamente escluse dal sistema economico. L’operato di Yunus parte da questo andando a combattere e sfatare la visione del “fattore lavoro” in un’ottica esclusivamente maschile: attraverso l’osservazione del comportamento delle persone a cui aveva fatto dei prestiti, si era reso conto che la famiglia povera traeva maggior beneficio se il prestito era fatto alla donna anziché all’uomo (in quanto mossa maggiormente dall’istinto di affidabilità e accudimento). E qui la scelta innovativa di Yunus: prestare soldi a donne indigenti che non avevano mai visto prima una banconota riuscendo a creare in loro la consapevolezza di poter essere delle micro-capitaliste.

Patrizio Massi

Un altro elemento cardine del sistema di microcredito e affrontato con lo psicologo Patrizio Massi è la centralità del gruppo come dimensione di fiducia e responsabilità: nessuna donna che prende denaro a prestito della banca lo fa in modo individuale. Sebbene ognuna sia personalmente responsabile del proprio prestito, ogni “cliente” viene inserita in un gruppo di 5 persone: in questo modo il gruppo funziona come un network sociale capace di fornire supporto psicologico e incoraggiamento nel raggiungimento degli obiettivi. Oggi, colui che si batte in difesa di tutti gli individui disprezzati nel loro valore da un sistema basato solo sul profitto, è costretto ad affrontare attacchi durissimi da coloro che lottano per la conservazione degli equilibri economici esistenti e predominanti. Dalla parte di Yunus rimangono i fatti: ad oggi, il 96% dei clienti sono donne, il tasso di rimborso è superiore del 98% e oltre il 64% che ha avuto rapporti con la banca per più di cinque anni è riuscito ad uscire dalla condizione di povertà. I dati dimostrano come un agire concreto basato sulla cura e sulla fiducia nelle capacità individuali porti a dei risultati che vanno oltre l’immaginazione.