L’APPROCCIO MARCHE STUDI AL CAMBIAMENTO

IL TEMPO, LO SPAZIO E IL DESIDERIO NELLA RAPPRESENTAZIONE MENTALE

di Roberto Gigli

22 novembre 2022

Come costruiamo la rappresentazione mentale del nostro tempo e del nostro spazio?

Questa, la domanda che ha ispirato il lavoro degli autori (Emanuel Bylund e Panos Athanasopoulos) di un’interessante ricerca pubblicata dall’American Psychological Association Journal of Experimental Psychology.

L’ipotesi, diversamente dalla convinzione che concetti astratti come il tempo siano universalmente condivisi a tutte le latitudini, è che la lingua parlata influenzi la stessa rappresentazione mentale del tempo.

I ricercatori hanno dimostrato, con gruppi di volontari bi-lingue e non, che l’utilizzo di un idioma diverso induce anche una rappresentazione e una percezione diversa della durata/grandezza del tempo. Esistono alcune lingue che dichiarano il tempo in prevalenza in termini di lunghezza, di dimensione, mentre altre con la quantità (es: un lungo/breve tempo – per gli svedesi, vs molto/poco tempo – per gli spagnoli). I partecipanti hanno dato risposte corrette, se stimolati con piccole crescite o de-crescite, nel definire il tempo con il modello prevalente della loro lingua, mentre, al contrario, hanno dimostrato difficoltà. Si è verificato, quindi, che la lingua influenza nell’uomo la percezione del tempo a livello psico-fisico.

La controprova si è basata sulle stesse sollecitazioni con soggetti bi-lingue che, a seconda dell’idioma utilizzato, hanno avuto, più o meno, le stesse difficoltà palesate nell’una e nell’altra lingua a riconoscere/misurare gli scostamenti temporali proposti attraverso l’utilizzo del modello di appartenenza.

Ma c’è una differenza interessante; i test sui bi-lingue hanno evidenziato come, nello stesso individuo, possono sussistere livelli diversi e flessibilità delle percezioni, in pratica queste persone sono in grado di passare da un modello all’altro costruendo una rappresentazione coerente nell’una e nell’altra lingua. I risultati rivelano, quindi, l’alta adattabilità e malleabilità della rappresentazione e dell’elaborazione del tempo (e non solo, ndr) da parte dell’uomo.

Traslando i termini dello studio a comunità più minute, regionali e locali, si aprono scenari di lettura e ricerca molto interessanti. Pensiamo all’Italia con le sue mille differenziazioni linguistiche, peculiarità dialettali, modi di dire, sintesi di tradizioni centenarie, di trasmissione generazionale che, passando in questo caso al microcosmo delle nostre piccole città italiane e dei nostri borghi, determina una serie di comportamenti, prossemica, gestualità e percezione della propria realtà che rende facilmente individuabile, per un “esterno”, somiglianze nel modo di muoversi di parlare di atteggiarsi che dalla comunità singola non sono minimamente percepite.  

Conterà anche questo nella percezione di sé all’interno di un paese? Nella consapevolezza del valore costituito da quella piccola società, dalle sue qualità? Dalla capacità di sentirla propria, di esserne parte, di farla valere e comunicarla quella qualità?

Credo che tra i fatti che contraddistinguono una comunità – le raccolte statistiche e parametriche di misurazione, desideri, percezioni dei suoi abitanti, da raccogliere poi in dati – siano da valutare approfonditamente quei sistemi carsici di scorrimento dell’informazione locale che è la linfa più vitale, forte e delicata al tempo stesso di una comunità, dei suoi racconti interni ed esterni, della sua possibile narrazione. E delle eventuali, rispettose, proposte di cambiamento.

Perché essere portatori attivi di una storia, personale, locale o aziendale, difficilmente va a braccetto con cluster pre-definiti buoni per una stagione. Nella narrazione di una lunga esperienza antropologica si devono ricercare le verità sottese per ambire al benessere personale e collettivo come percorso consapevole. La condivisione ha senso se la formula di questo equilibrio viene rispettata e svelata nel suo meccanismo senza ricette precostituite nelle quali il “quanto basta” coincide con il “quanto necessario” a comprendere le qualità e non solo le quantità, pure indispensabili come riferimento.

Bene, sono questi alcuni dei parametri qualificanti dell’approccio, ancor prima che dell’analisi, che muove l’attività Marche Studi nelle comunità, siano esse ecosistemi urbani, territoriali o aziendali. Una modalità che fa tesoro dell’esperienza della filosofia ellenistica. I filosofi ellenestici, cito da un’approfondita trattazione di Martha Nussbaum, […] affrontano i problemi di tutti i giorni con una viva attenzione alle vicissitudini dell’umana esistenza e a quanto sia necessario e sufficiente migliorarla. Da un lato questi filosofi continuavano pienamente ad essere tali, attenendosi a un metodo argomentativo accurato, alla chiarezza, all’esaustività e al rigore cui i filosofi hanno teso sempre fin dai primi passi della riflessione etica sviluppatasi nella tradizione occidentale a partire da Socrate. In ciò essi si contrapponevano ai metodi che fino ad allora avevano caratterizzato la religione popolare e riti misterici. D’altra parte, però, il fatto di puntare intensamente l’attenzione sulla condizione emotiva e intellettuale dei loro discepoli, li portò a ricercare una comprensione nuova e complessa della psicologia umana, nonché ad adottare procedure altrettanto complesse – interattive, retoriche, letterarie – che li abilitassero a fronteggiare in maniera effettiva ciò che erano arrivati a comprendere

Ecco, la riflessione della Nussbaum rende bene l’approccio umanistico di riferimento che indirizzandosi alla ricerca del vero, dell’essenza, del bene della comunità e dell’individuo, realizza un equilibrio tra l’approccio scientifico e le esperienze umane.

L’analisi, la “raccolta” e la sintesi del metodo Marche Studi sviluppa proprio quella viva attenzione alle vicissitudini dell’umana esistenza che, tradotta in ascolto, mira al concetto di Bellessere. A quella prospettiva di cambiamento che non si impone dall’alto di una specifica conoscenza ma che accompagna, rispettosamente, il progredire di comunità in un tragitto da condividere, definire, costruire insieme.


Bibliografia | Panos Athanasopoulos – Lancaster University,  2017 – Language alters our experience of time                    Elena Granata  Torino, Giulio Einaudi ed. 2021 – Placemaker – Gli inventori dei luoghi che abiteremo                             Martha C. Nussbaum edizione italiana – Bologna, ed. Il Mulino 2004 – L’intelligenza delle emozioni                              Martha C. Nussbaum edizione italiana – Milano ed. Vita e Pensiero rist. 2015 – Terapia del desiderio – Teoria e pratica nell’etica ellenistica